I 900 milioni non spesi per i fondi disabilità: una vergogna nazionale

In 4 anni non è stato speso un solo euro dei 900 milioni destinati alla disabilità: maggiori investimenti previsti nei prossimi anni

Nel 2022 il governo ha aumentato i soldi destinati al fondo per le politiche per le persone con disabilità: da 300 a 350 milioni di euro all’anno fino al 2026. Una cifra che sembra generosa, ma che in realtà è irrisoria se confrontata con le reali esigenze di una popolazione che in Italia non si sa nemmeno quantificare con precisione.

Secondo l’ISTAT, nel 2019 c’erano circa 4,7 milioni di persone con disabilità in Italia, pari al 7,8% della popolazione. Tuttavia, questa stima è basata su una definizione restrittiva di disabilità, che non tiene conto della dimensione sociale e delle barriere ambientali che ostacolano la partecipazione alla vita collettiva. Secondo la Convenzione delle Nazioni Unite del 2006, infatti, le persone con disabilità sono quelle che presentano durature menomazioni fisiche, mentali, intellettive o sensoriali che in interazione con barriere di diversa natura possono impedire la loro piena ed effettiva partecipazione nella società su base di uguaglianza con gli altri.

Se si applicasse questo criterio più ampio, il numero delle persone con disabilità in Italia potrebbe essere molto più alto. Alcune fonti parlano di quasi 13 milioni di persone, pari al 21% della popolazione. In ogni caso, si tratta di una quota significativa di cittadini e cittadine che hanno diritto a servizi e opportunità adeguati alle loro esigenze e potenzialità.

Un fondo insufficiente e mal distribuito

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Il fondo per le politiche per le persone con disabilità è stato istituito nel 2018 con la legge delega n.112/2016, che prevedeva una riforma organica del sistema di sostegno e inclusione delle persone con disabilità. Il fondo doveva finanziare l’attuazione dei decreti attuativi della legge delega, che avrebbero dovuto definire le modalità di erogazione dei servizi e delle prestazioni economiche per le persone con disabilità e i loro familiari.

Tuttavia, a distanza di cinque anni dall’approvazione della legge delega, nessuno dei decreti attuativi è stato ancora emanato. Il fondo è stato quindi utilizzato in modo parziale e frammentario, senza una visione strategica e coordinata delle priorità e degli obiettivi da raggiungere. Inoltre, il fondo è stato oggetto di continui tagli e ridestinazioni da parte dei governi successivi, che ne hanno sottratto risorse per finanziare altre misure urgenti.

Ad esempio, nel 2021 il governo Conte ha decurtato il fondo di 300 milioni di euro per finanziare il decreto Anticipi, che prevedeva interventi a sostegno del reddito e dell’occupazione in seguito alla pandemia da COVID-19. Nel 2022 il governo Meloni ha ulteriormente tagliato il fondo di 350 milioni di euro sia per il 2024 sia per il 2025, portandolo a soli 231,8 milioni l’anno dal 2024 in avanti.

Queste scelte sono state fortemente contestate dalle associazioni delle persone con disabilità e dai parlamentari di opposizione, che hanno denunciato la mancanza di rispetto e di attenzione verso una categoria già fortemente penalizzata dalla crisi sanitaria ed economica. La ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia Alessandra Locatelli ha cercato di rassicurare dicendo che le risorse sarebbero state ripristinate nel 2025 e aumentate nel 2026, ma queste promesse non sono state confermate dai documenti ufficiali.

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Inoltre, il fondo per le politiche per le persone con disabilità è stato accorpato con altri quattro fondi specifici, che riguardavano l’assistenza all’autonomia e alla comunicazione degli alunni con disabilità, l’inclusione lavorativa, il caregiver familiare e l’inclusione delle persone sorde. Questa operazione ha creato confusione e incertezza sulle modalità di gestione e di ripartizione delle risorse tra le diverse esigenze e le diverse categorie di beneficiari.

Una vergogna nazionale

La situazione del fondo per le politiche per le persone con disabilità è emblematica della scarsa considerazione che il nostro Paese ha nei confronti delle persone con disabilità e dei loro diritti. Non solo mancano i dati certi e aggiornati sulle condizioni di vita e di salute di queste persone, ma anche le norme e i fondi necessari per garantire loro una reale inclusione sociale.

L’Italia è tra i Paesi europei che spendono meno per le politiche per la disabilità: solo lo 0,7% del PIL, contro una media europea dell’1,6%. Questo significa che le persone con disabilità in Italia devono fare i conti con una carenza cronica di servizi e di opportunità, che si traduce in una maggiore povertà, emarginazione e discriminazione.

La mancata attuazione della legge delega n.112/2016 è una vergogna nazionale, che dimostra l’incapacità e la volontà politica di affrontare una sfida cruciale per il benessere e la coesione sociale del nostro Paese. Le persone con disabilità non possono più aspettare: hanno bisogno di risposte concrete e tempestive, che passano anche da un adeguato finanziamento del fondo per le politiche per le persone con disabilità.

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È ora di cambiare rotta e di mettere al centro delle scelte pubbliche i diritti e le esigenze delle persone con disabilità, in linea con gli impegni internazionali assunti dall’Italia con la ratifica della Convenzione dell’ONU. Solo così potremo costruire una società più giusta, solidale e inclusiva. Stando a quanto preventivato dal Ministro per la Disabilità, nei prossimi anni dovremmo assistere alla sospirata inversione di rotta, come si può evincere dal grafico.

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