In punta di piedi e senza far rumore Piero Angela in un giorno d’agosto (per l’esattezza il 13) ci ha lasciato e verso le 11 il figlio Alberto con poche e semplici parole “Buon viaggio papà” ha salutato per l’ultima volta il suo caro babbo lasciando tutti noi attoniti, e improvvisamente orfani di un uomo dal sapere umile e sussurrato, che ci ha accompagnato per più di mezzo secolo sulla via della conoscenza e della gentilezza.
Non si hanno notizie certe sulla causa della morte, la famiglia e gli amici si sono uniti nel più stretto riserbo, ma alla luce della lettera di saluto che ha scritto per il suo pubblico (e condivisa sui social) pare sia morto per cause naturali data l’età, aveva 93 anni, anche se era malato da tempo, e soffriva di una malattia degenerativa, la discopatia, che lo limitava tantissimo nei movimenti.

“Sono con un piede nella fossa e uno sulla saponetta. Quando sono in piedi ho più di novant’anni, soffro di discopatia, ma quando sono seduto ho 45 anni”.
Piero Angela
La discopatia degenerativa, una malattia che consuma le ossa della colonna vertebrale in maniera irreversibile, e che colpisce o la schiena o la cervicale, se associata all’ernia del disco può essere davvero invalidante perché non permette di eseguire anche semplici movimenti come il salire o scendere le scale, entrare in auto o andare a lavoro, e può essere accompagnata da debolezza muscolare e/o formicolio agli arti inferiori, dolore alle braccia o alle mani e purtroppo depressione nei soggetti più fragili.

Ma Piero Angela, nonostante i continui acciacchi legati all’età, non si è mai arreso; al contrario ha usato le sue difficoltà fisiche per aiutare gli altri, puntando l’attenzione anche sui disagi che vivono ogni giorno i disabili.
Quando fu ospite due anni fa della trasmissione di “Che tempo che fa”, condotta da Fabio Fazio, e si scherzava con la Littizzetto, Piero Angela in collegamento dalla sua casa, perché era ingessato, ha detto: ”Io ho scoperto, rompendomi questo braccio, che non riesco a fare le maggiori cose che si fanno normalmente nella vita, come vestirsi, sbucciare un’arancia e penso ogni volta a quelle persone che si trovano in modo permanente in questa situazione e alle famose barriere architettoniche che per chi sta bene sono boh, mah… ma quando stai dentro cambia, non hai alcuna comprensione”.
Ancora una volta si è schierato a fianco dei più deboli, sottolineando una triste verità, il mondo è dei sani, i disabili sono solo una parentesi inascoltata.
E per chi vuole rendere omaggio all’uomo che ci ha aperto, con le sue trasmissioni, il cuore e la mente, martedì 16 agosto, in Campidoglio, (a Roma) sarà aperta dalle 11,30 la camera ardente e poi ci sarà il funerale laico.
Buon viaggio Piero, dalla redazione di Montascale Amico.